Archivio mensile settembre 2015

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Liberi da morire: presentazione Feltrinelli

Sabato 26 settembre, ore 18:00. Presentazione presso “La Feltrinelli” di Corso V. Emanuele, 230, Salerno, di “Liberi da morire”. Ingresso Libero.

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Veleni Salernitani – Delitti nella città di luce

(Il Mattino – Venerdì 25 settembre 2015)

La prima inchiesta del commissario Esposito tra la city e la Costiera dalla penna dell’alter ego Giuseppe Esposito nasce il nuovo eroe noir.

di Marcello Napoli

L’ingegnere elettronico Giuseppe Esposito, napoletano residente a Salerno da oltre 15 anni, diventa con un colpo di dado e grazie alla magia della scrittura, Peppino Esposito commissario di Pubblica Sicurezza della Questura di Salerno. Una completa identificazione con il semplice investigatore di provincia, acuto osservatore e accanito lettore di gialli (proprio come il suo “invento re”) che si ritrova a ripercorrere le orme dei colleghi di carta Maigret e Montalbano. Impareremo a conoscerlo e ad amarlo, seguendo la sua prima impareremo a conoscerlo e ad amarlo, seguendo la sua prima inchiesta raccontata in “Liberi da morire” (Carmignani Editore), l’opera prima del tecnico-scrittore che sarà presentata stasera, ore 18, alla Feltrinelli da Tino Ianuzzi ed Alberto Granese.

“Esposito è una sorte di antieroe; è il riscatto di tutti gli anonimi Gennaro Esposito di cui spesso si usa e si abusa, ma senza trovare l’ombra di una personalità di spicco – dice l’autore – Peppino Esposito porta la sua napoletanità a Salerno e osserva le dinamiche sociali, il vivere quotidiano di una città meno caotica, ma non meno intrigante della  capitale della regione”.

Il commissario salernitano è un fumatore incallito peggio di Camilleri, ed è un solitario. “Si sente come il Battista, ovvero vox clamans in deserto, una voce isolata in un pattume anonimo”, lo descrive l’ingegnere giallista. La calma piatta del commissario Esposito, uno che ha ancora l’energia per idignarsi e credere ancora nella legge, nello Stato, nonostante i quotidiani fallimenti, viene interrotta da una lettera anonima.

“Indagate sulla morte della signora Gigli-Ferrara. E’ stata assassinata. Un amico.” E’ l’incipit del libro. “Attorno al decesso anomalo della matura signora  entriamo in contatto con la società degli anni ’70, un po’ più lenta, ma non meno “viziata” di questa odierna. Tra mariti, fratelli, amanti, psicoanalisti, dicerie, racconto attraverso il commissario – la mia indagine parlante allo specchio – le dinamiche, i colpi bassi, le solite questioni di interessi, la spregiudicatezza mascherata da normalità  della Salerno cosidetta “bene” – confida Giuseppe Esposito – Ho trovato tempo fa in libreria due libri che raccontavano fatti, persone e cose della città di cui sono ospite. Il  commissario nel racconto, incontra sotto le vesti di giornalista, l’autore dei lirbi: alcuni personaggi e luoghi si ispirano a queste letture e al dialogo con Marco Ferraiulo, autore di questi affeschi salernitani”.

Il commissario Esposito non sarà solo nelle indagini, ma in compagnia di tre mochettieri, salvando le quote rosa. E non ne bastava uno, nella squadra vi è anche una Maria Esposito. Non sarà difficile riconoscere i luoghi della nostra città tra il lungomare e il centro con il bar Roma ed il bar Umberto. C’è anche uno 089 che invece non c’era; molti ricorderanno che in quei locali di Palazzo Natella era situata la concessionaria della Piaggio ma in letteratura queste licenze sono concesse. L’ambientazione del libro tocca anche la Costiera, il bar-pasticceria di Sal De Riso a Minori e le cantina sull’erta che porta a Ravello.

“Non tutto è così semplice – continua l’autore – a cominciare dall’esumazione della salma; un esame medico legale avrebbe semplificato le indagini. La verità, soprattutto in certi ambienti fa male, allora ed oggi. Ma la tenacia e un po’ di sano idealismo mescolato con alcuni valori etici inprenscindibili porteranno i nostri indagatori allo scioglimento dell’enigma”. Non sveliamo l’assassino, ma è evidente che dietro la morte della signora “bene” c’è una serie di complicità, silenzi, bugie, inghippi, necessità economiche, giochi sporchi, veri colpevoli dell’omicidio. “La pretesa di imporre il rispetto delle regole in una città basata sul caos fa apparire il mestiere di commissario come appartenente ad un’altra dimensione. A un diverso sistema solare”, conclude Esposito.