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“Liberi da morire”: la prima inchiesta del commissario Esposito

 (Le Cronache -24 novembre 2015 di Aniello Palumbo)

 Una busta gialla, lasciata misteriosamente sulla scrivania del commissario Giuseppe Esposito della Questura di Salerno, contenente una lettera anonima che invita ad indagare sulla morte della signora Linda Gigli-Ferrara, i cui funerali si sarebbero celebrati il giorno successivo, dà avvio alla prima inchiesta del commissario Esposito, raccontata nel romanzo giallo “Liberi da morire”. Scritto dall’ingegnere napoletano Giuseppe Esposito che dopo aver lavorato in Francia ed in altri paesi europei come consulente per una multinazionale, vive ormai da tanti anni a Salerno, dove ha sposato la signora Lina Esposito che lo ha incoraggiato costantemente a riprendere l’antico sogno della scrittura.  Ho sempre avuto la passione di scrivere, sin dai tempi del liceo, ma solo quando, nel 2011, sono andato in pensione ho potuto dedicarmi a questa vecchia passione, mai soddisfatta prima.Il suo secondo libro è un giallo ambientato tra Salerno e la Costiera Amalfitana di oggi e quella dei favolosi anni 60 – 70 tra i giovani spensierati e benestanti di Salerno. E’ un po’ autobiografico. E’ un omaggio a questa bellissima città che mi ha accolto e di cui mi sono innamorato. E’ anche un modo per raccontare la mia vita, quella di tante persone che conosco. Per raccontare la vita in generale, la forza dei sentimenti. La protagonista del romanzo, Linda Gigli-Ferrara è una donna bellissima. Aveva fascino e personalità, era una primadonna invidiata da tutte le donne di Salerno. Una leggenda. Usava gli uomini come una vera star. Nella sua vita aveva goduto della libertà più ampia senza però riuscire mai veramente ad essere felice: spesso la libertà si paga con la solitudine. Nessuno riesce ad essere veramente artefice della propria vita. Nel libro sono spesso citati i nomi di alcuni bar, l’Umberto, il Santa Lucia, lo 089, il Nettuno, il Moka, l’Arechi, lo Stadio: i bar sono molto importanti. Sono un riferimento toponomastico. Un punto di riferimento per i salernitani, più del nome stesso delle strade. Ultimamente il libro edito da Carmignani Editrice è stato presentato al Pisa Book Festival, dove ha riscosso un grande successo. Sulla coperti una celebre  tela del pittore livornese Vittorio Corcos, “Lune de miel” dipinta nel 1895 raffigurante due innamorati che amoreggiano tra le barche su una spiaggia di Capri, durante il periodo della Belle Epoque. Nel suo romanzo Esposito richiama le atmosfere dei famosi circoli universitari, de  “La Scacchiera” che, negli anni ’60 aveva la sua sede nello storico Palazzo D’Avossa di via Botteghelle, de “Il Ridotto” di via Luigi Cannoniere, una traversa di via Roma. Sono ricordati anche il “Circolo Canottieri Irno”con la sua bellissima terrazza che affaccia sul mare ed il Casino Sociale coi suoi saloni affrescati dal pittore salernitano D’Agostino. In alcune parti del libro l’autore usa il dialetto napoletano, soprattutto quando il protagonista parla con la madre. Rappresenta il legame affettivo con le proprie origini. E’ bello risentire quei modi di dire e quella cadenza antica. La nostalgia del passato, della giovinezza caratterizza alcuni personaggi del libro che durante gli interrogatori/intervista del commissario Esposito si ritrovano a vivere il passato di un’epoca felice. Quella degli irripetibili anni ’60, quando la jeunesse dorée salernitana ballava al ritmo del rock and roll, appena arrivato, indossavano quegli strani pantaloni di tela blu mai visti prima, i blue jeans e amoreggiava sulle rotonde al mare d’estate. Esposito, il commissario ma anche Esposito l’ingegnere autore del romanzo amano leggere. Quando si legge ci si immedesima nei personaggi, nelle situazioni, ci si sente immersi in un mondo diverso e parallelo. Chi legge vive tante volte per quanti libri legge. Anche se non si deve cercare nei libri ciò che ci manca. La vita va vissuta. Nel libro il commissario ricorda gli insegnamenti del padre: “Guagliò nun t’arrennere. ‘A vita nun tene pietà e chi s’arrenne. Nun avè paura ‘e cumbattere, maje.” che sono quanto mai attuali.positivi e negativi. Soprattutto in questo momento contestuale è un messaggio da lanciare ai giovani che non devono scoraggiarsi mai, nonostante tutto quello che sta accadendo. L’ingegner Esposito ha già pronte altre cinque inchieste del commissario Esposito. E’ un antieroe figlio del suo tempo e del Sud. Le pubblicherà mano a mano. Tutte esplorano e analizzano la società di Salerno e Provincia nei suoi aspetti positivi e negativi.

Aniello Palumbo

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Veleni Salernitani – Delitti nella città di luce

(Il Mattino – Venerdì 25 settembre 2015)

La prima inchiesta del commissario Esposito tra la city e la Costiera dalla penna dell’alter ego Giuseppe Esposito nasce il nuovo eroe noir.

di Marcello Napoli

L’ingegnere elettronico Giuseppe Esposito, napoletano residente a Salerno da oltre 15 anni, diventa con un colpo di dado e grazie alla magia della scrittura, Peppino Esposito commissario di Pubblica Sicurezza della Questura di Salerno. Una completa identificazione con il semplice investigatore di provincia, acuto osservatore e accanito lettore di gialli (proprio come il suo “invento re”) che si ritrova a ripercorrere le orme dei colleghi di carta Maigret e Montalbano. Impareremo a conoscerlo e ad amarlo, seguendo la sua prima impareremo a conoscerlo e ad amarlo, seguendo la sua prima inchiesta raccontata in “Liberi da morire” (Carmignani Editore), l’opera prima del tecnico-scrittore che sarà presentata stasera, ore 18, alla Feltrinelli da Tino Ianuzzi ed Alberto Granese.

“Esposito è una sorte di antieroe; è il riscatto di tutti gli anonimi Gennaro Esposito di cui spesso si usa e si abusa, ma senza trovare l’ombra di una personalità di spicco – dice l’autore – Peppino Esposito porta la sua napoletanità a Salerno e osserva le dinamiche sociali, il vivere quotidiano di una città meno caotica, ma non meno intrigante della  capitale della regione”.

Il commissario salernitano è un fumatore incallito peggio di Camilleri, ed è un solitario. “Si sente come il Battista, ovvero vox clamans in deserto, una voce isolata in un pattume anonimo”, lo descrive l’ingegnere giallista. La calma piatta del commissario Esposito, uno che ha ancora l’energia per idignarsi e credere ancora nella legge, nello Stato, nonostante i quotidiani fallimenti, viene interrotta da una lettera anonima.

“Indagate sulla morte della signora Gigli-Ferrara. E’ stata assassinata. Un amico.” E’ l’incipit del libro. “Attorno al decesso anomalo della matura signora  entriamo in contatto con la società degli anni ’70, un po’ più lenta, ma non meno “viziata” di questa odierna. Tra mariti, fratelli, amanti, psicoanalisti, dicerie, racconto attraverso il commissario – la mia indagine parlante allo specchio – le dinamiche, i colpi bassi, le solite questioni di interessi, la spregiudicatezza mascherata da normalità  della Salerno cosidetta “bene” – confida Giuseppe Esposito – Ho trovato tempo fa in libreria due libri che raccontavano fatti, persone e cose della città di cui sono ospite. Il  commissario nel racconto, incontra sotto le vesti di giornalista, l’autore dei lirbi: alcuni personaggi e luoghi si ispirano a queste letture e al dialogo con Marco Ferraiulo, autore di questi affeschi salernitani”.

Il commissario Esposito non sarà solo nelle indagini, ma in compagnia di tre mochettieri, salvando le quote rosa. E non ne bastava uno, nella squadra vi è anche una Maria Esposito. Non sarà difficile riconoscere i luoghi della nostra città tra il lungomare e il centro con il bar Roma ed il bar Umberto. C’è anche uno 089 che invece non c’era; molti ricorderanno che in quei locali di Palazzo Natella era situata la concessionaria della Piaggio ma in letteratura queste licenze sono concesse. L’ambientazione del libro tocca anche la Costiera, il bar-pasticceria di Sal De Riso a Minori e le cantina sull’erta che porta a Ravello.

“Non tutto è così semplice – continua l’autore – a cominciare dall’esumazione della salma; un esame medico legale avrebbe semplificato le indagini. La verità, soprattutto in certi ambienti fa male, allora ed oggi. Ma la tenacia e un po’ di sano idealismo mescolato con alcuni valori etici inprenscindibili porteranno i nostri indagatori allo scioglimento dell’enigma”. Non sveliamo l’assassino, ma è evidente che dietro la morte della signora “bene” c’è una serie di complicità, silenzi, bugie, inghippi, necessità economiche, giochi sporchi, veri colpevoli dell’omicidio. “La pretesa di imporre il rispetto delle regole in una città basata sul caos fa apparire il mestiere di commissario come appartenente ad un’altra dimensione. A un diverso sistema solare”, conclude Esposito.